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Author : ravinskij
Article ID : 207
Audience : Default
Version 1.00
Published Date: 13/2/2008 12:38:03
Reads : 617

E' un disco pop, musicalmente, prende le mosse dai tre precedenti. e anzi potrebbe essere l'ideale prosequio della malavita, come dire, la decina di tracce in più che in fondo dieci anni fa ce le mettevi, se non eri a contratto con la warner. Ma non i testi, non l'interpretazione. Questo album ha la copertina con l'occhio, ma ha la faccia di uno col passamontagna e la p38 che non ha più SOGNI ma vuole portarsi qualcuno con sè prima di andarsene.
Vede la fine, questo concept album, nel nostro essere borghese, nella borsa di dior, nella puttana, nello scopare in un parcheggio, nell'amare qualcuno e non pensarci mai, nella fallace speranza che ci perseguita, di cui ci droghiamo per perseguire il potere, i soldi, per fuggire dal panico che ci assale. Una mia amica quando ha sentito charlie, dice questa è una canzone di natale, per la musica; si ci sono le campane, il saturare degli archi, rachele che raddoppia le voci e l'MDMA.
Anni fa Agnelli scrisse "Quello che non c'è", efficacemente, meravigliosamente descrivendo il sogno la speranza attraverso una definizione del nulla che ci circonda. bene Bianconi descrive quello che c'è e per la prima volta da Gaber-DeAndrè in poi lo fa facendo i nomi. Come un intelettuale, come rispondendo al "romanzo delle stragi" di pasolini, li fa, li fa tutti. Fa anche il suo, fa quello di Anna, di Laura, fa i nostri. e fino alla fine hai la sensazione che non è uno scherzo, non è un modo alla battiato di fare nonsense colto sulla società. sono fottute lame al fegato a far sgorgare il vizio e il dolore.
Una canzone d'amore, "L", è dedicata alla percezione, alla cognizione della solitudine. e laddove tutto è perduto appaiono "..traccie di Laura dovunque.." e subito dopo la pace che torna in Iraq.
Ieri sera ascoltavo in macchina, in una sestri buia e silenziosa, Alfredo. è dedicata a quel bambino caduto nel pozzo, dove morì, nel lontano 1981, lo spauracchio che mia madre tirò fuori per tutte le elementari, per tenermi lontano dai pericoli. Colpì tutti quella storia, fu la prima volta che un evento del genere veniva trasmesso in televisione, e tutti ricordarono per anni quella voce fioca che chiedeva aiuto all'uomo ragno, che non ricordava l'avemaria, che portò Pertini in mezzo ai braccianti del Lazio a piangere perchè altro non si poteva fare. La sentivo, sentivo il nome più grande che fa in tutto l'album, quel Dio che usò alfredo per ricordare a Woitila, alla P2, a Cossiga e a tutti gli altri figli di puttana che cos'è la morte, quel qualcosa di fronte a cui inchinarsi, inchinarsi e basta.
Concludo, in una canzone, per suo nonno, dice "sono stato comunista avevo un sogno una speranza". se la riascolto la trovo adatta anche a me, penso che non posso dire cosa sono, penso che posso dire che sono stato comunista fino a dieci anni, fino al 1989 quando qualcuno disse che era finita e piccoli angeli nascevano a cui poi avrei spiegato questa nostalgia che mi uccide a poco a poco.

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Autore Albero


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